l'Argimusco e il mistero delle 'pietre filosofali'


Tra le teorie più disparate che ho letto negli ultimi anni sull'Argimusco c'è quella incredibile, anzi direi hollywoodiana, che individuerebbe nelle sfere litiche presenti sull'altipiano le leggendarie 'pietre filosofali'. Sarà pure una trovata pubblicitaria, ma quando le persone iniziano a considerare veritiere queste fandonie allora è bene fare un po' di chiarezza sulla vicenda.

   Grazie ad uno dei membri dell'Istituto di Archeoastronomia Siciliana (IAS), il Dott. Davide Gori, geologo e vice-presidente dell'IAS, viene di seguito proposta una teoria che spiega a livello geologico il fenomeno della formazione delle misteriose 'sfere dell'Argimusco' (Figura 1).

Figura 1. Una delle sfere litiche presenti sull'altipiano dell'Argimusco, zona di pre-riserva della RNO Bosco di Malabotta.



























La struttura geologica della contrada dell'Argimusco, nel territorio di Montalbano Eicona (ME), è costituita essenzialmente da una serie di falde cristalline, denominata nell'insieme Arco Calabro-Peloritano, derivante dalla deformazione di crosta oceanica e continentale. Due importanti sistemi strutturali trasversali delimitano le coltri cristalline dell'Arco Calabro-Peloritano rispetto alle catene sud-appenninica e maghrebide: la linea di Sangineto (a nord, in Calabria) e la linea di Taormina (a sud, in Sicilia).

   L'Arco Calabro-Peloritano (Figura 2) è una prosecuzione del vecchio basamento ercinico europeo (arenarie antiche incassanti e vecchi pluoni ercinici) di cui è fatta la Calabria, che si spinge fino alla cuspide nord orientale della Sicilia (provincia di Messina), includendo il cosiddetto Appennino siculo formato dai Monti Peloritani, dai Monti Nebrodi e dalle Madonie. 

Figura 2. La carta geologica dell'Arco Calabro-Pelortiano (Società Geologica Italiana/CNR).

L'altipiano dell’Argimusco è caratterizzato prevalentemente dall’affioramento delle litofacies CODb e CODa della sequenza terrigena appartenente al Flysch di Capo d’Orlando (Catalano e Di Stefano, 1996), ovvero una formazione di età Oligocene (33,9 ± 0,1 milioni di anni fa (Ma) a 23,03 Ma) - Miocene inferiore (da 23,03 Ma a 15,97 Ma) (Figura 3).

Figura 3. Immagine tratta dalla Carta Geologica d'Italia (1:50.000) - Foglio 613 (Taormina). Le litofacies rappresentano l'insieme dei caratteri fisico-chimici di una roccia sedimentaria che consentono di indicarne l'aspetto litologico e di ricostruirne l'ambiente di sedimentazione.

Il Flysch di Capo d’Orlando – COD è caratterizzato da facies torbiditiche conglomeratico-arenacee evolventi verso l’alto, e lateralmente da facies arenacee o arenaceo-pelitiche (Carmisciano e Puglisi, 1982). 

   La base è rappresentata da una facies conglomeratica CODa costituita da clasti, variabili da pochi centimetri a 40-50 cm e talora anche fino al metro, di natura metamorfica, di granitoidi, di granuli arrotondati di quarzo e raramente di calcari. La matrice è generalmente arenacea di colore grigio-giallastra e con scarsa componente argillosa.

   Questi conglomerati sono stati interpretati da alcuni studiosi (Guerrera e Wezel, 1974) come depositi di base di scarpata che precedono l’arrivo delle torbiditi arenacee COD b (Figura 4). 

   La probabile origine delle “sfere” di roccia dell’Argimusco è dunque da ricercare nella mobilitazione per impatto e nuova deposizione ad opera delle torbiditi arenacee (CODb) dei sedimenti incoerenti o solo parzialmente cementati precedentemente accumulatisi sulla base della scarpata (CODa) (Tinterri et al, 2012); il flusso torbiditico CODb ha quindi “strappato” porzioni di conglomerati basali che per “rotolamento” hanno raggiunto la forma sferica (Figura 5). 

   Le “sfere” tendono ad emergere dalle rocce circostanti per il fenomeno dell’erosione differenziale poichè litologicamente più “resistenti” agli agenti atmosferici (Figura 6).

Figura 4. Il grafico mostra l'ambiente deposizionale dove è avvenuta la creazione delle sfere litiche. Le torbiditi sono sedimenti clastici (sia terrigeni che carbonatici).


Figura 5. Il grafico rappresenta il meccanismo "fisico" che genera le sfere: la roccia CODa è sul fondo della scarpata continentale quando arriva la corrente di torbida CODb che ne "strappa" (erosione) delle porzioni che poi vengono "plasmate" dai vortici e dal flusso in sfere.
Figura 6.  Alcune sfere litiche ancora incluse all'interno delle formazioni rocciose dell'Argimusco (a sinistra,  sfera sul Varco del Leone, mentre a destra, sfere sulla Grande Rupe).
















   Ecco dunque che dietro il mistero delle 'sfere dell'Argimusco' non c'è nessun elisir di lunga vita, nè alcuna vicenda di alchimisti, che siano il tanto citato Arnaldo da Villanova o il temuto mago oscuro della saga di Harry Potter. Ancora una volta è la Natura che ci stupisce e la scienza, qui proposta da uno studio scientifico di professionsti, ci fornisce spiegazioni scevre da ogni sogno o fantasia.

   Sono numerose le sfere litiche presenti all'Argimusco, la cui formazione è dunque inquadrabile in tale quadro geologico. Anche il profilo del cosiddetto 'Sacerdote', con il suo famoso occhio, potrebbe essere stato ottenuto naturalmente dall'espulsione di una sfera di pietra, che ha quindi lasciato un foro, creando 'magicamente' un profilo antropomorfo che ha alimentato suggestioni e leggende locali. Come quella che vedrebbe l'occhio del Sacerdote legato alle famose truvature siciliane. In particolare, se si osserva il Sacerdote da est, in prossimità del tramonto, in un ben determinato periodo dell'anno, un raggio di Sole entrando dall'occhio creerebbe un raggio che va ad indicare un ben determinato punto sul terreno, dove sarebbe nascosto un fantastico tesoro (Figura 7).

Figura 7. Il profilo del 'Sacerdote' (particolare,  a sinistra) ed il 'Varco del Leone' (a destra) osservati da est.
Figura 8. Una sfera litica in procinto di essere 'espulsa' dalla formazione rocciosa di Rocca Pizzicata.














   Le sfere litiche le ritroviamo in altri numerosi siti siciliani di interesse naturalistico ed archeologico, come per esempio le formazioni rocciose della Valle dell'Alcantara, Rocca Pizzicata e Monte Cucco-Olgari, anch'esse caratterizzate da facies prevalentemente arenacee (Figura 8). 

   Nessun mistero dunque, ma solo l'opera della Natura, che spesso si diverte a creare vere e proprie opere d'arte di pietra. E non a caso l'uomo, affascinato da queste 'formazioni artistiche', iniziò in un lontano passato a utilizzare questi luoghi a scopi cultuali e religiosi.



Bibliografia
  • Carmisciano, R. e D. Puglisi, Studio sedimentologico-petrografico del Flysch di Capo d'Orlando nei Peloritani occidentali (Sicilia), Geol. Romana, Vol. 21, 113-123, 1982; 
  • Catalano, S. e A. Di Stefano, Nuovi dati geologici e stratigrafici sul Flysch di Capo d'Orlando nei Peloritani orientali (Sicilia Nord-Orientale), Mem. Soc. Geol. It., Vol. 51, 149-164, 1996;
  • Guerrera, F. e F.C. Wezel, Nuovi dati stratigrafici sui flysch oligomiocenici siciliani e considerazioni tettoniche relative. Riv. Min. Sic., 1974;
  • Tinterri, R., Muzzi Magalhaes, P. e A. Tagliaferri, Foredeep turbidites of the Miocene Marnoso-arenacea Formation (Northern Apennines), Geol. F. Trips, Vol. 4, No. 2.1, 2012.

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