Il significato del solstizio d'estate nelle culture dell'Antichità

   Il solstizio d'estate è uno degli eventi astronomici più evocativi dell'anno. In astronomia il solstizio d'estate è uno dei due momenti dell'anno in cui il Sole raggiunge la sua massima declinazione, ovvero la sua massima altezza nell'emisfero nord (boreale), quello nel quale ci troviamo. In questo particolare giorno dell'anno il Sole cessa dunque di alzarsi sopra l’equatore celeste e pare si fermi per poi riabbassarsi. Il termine infatti deriva dal latino solstitium, parola che significa "sole che staziona" o "sole che si ferma".

   Ma per i nostri antenati, in diversi luoghi della Terra ed in numerose civiltà, il solstizio d'estate era un giorno caratterizzato da culti e riti atavici, che venivano officiati da sacerdoti per ricordare il legame tra Cielo e Terra, tra vivi e morti, tra luce ed ombra. Fulcri di tali cerimonie erano i "Templi di Pietre", luoghi in cui l'uomo entrava in contatto con la Natura sfruttando le manifestazioni del sacro attraverso la luce (ierofanie). Tra questi luoghi speciali vi sono per esempio: Stonehenge, Externsteine, Giza, Chaco CanyonVal Camonica e Argimusco.









   Nella maggior parte dei casi questi edifici templari erano costrutti con degli allineamenti tali da poter definire dei veri e propri calendari astronomici, fornendo informazioni molto utili alle pratiche agricole ed a quelle religiose.

   Il famoso cromlech anglosassone di Stonehenge, nella piana di Salisbury, rientra certamente tra questi. L'asse del tempio è allineato verso il punto in cui il Sole sorge al solstizio d'estate. Questo orientamento è intenzionale e l'uomo nell'antichità lo definì fin dalle sue prime fasi costruttive (circa 3000 a.C.), quando la struttura era un semplice "henge", ovvero un recinto, un terrapieno del diametro di circa 114 metri. Oggi l'asse del tempio è enfatizzato dalla struttura a 'ferro di cavallo' formata dai grandi triliti, che si trovano al centro del cromlech, ed all'esterno dalla cosiddetta "heel stone".



   In Germania, nella foresta di Teutoburgo, si trova un'altro luogo fortemente legato al giorno del solstizio d'estate: Externsteine. Su questa formazione rocciosa, famosa per essere legata alla storia dei Sassoni e di Carlo Magno, si trova una sorta di cappella rupestre, raggiungibile da un passaggio volante di estrema suggestione. Questa cappella è naturalmente orientata verso est, ed in particolare al solstizio estivo, quando un raggio di luce entra dalla parete rocciosa attraverso un foro e va ad illuminare un altare litico.

Il sito di Externsteine in Germania.

   Nella piana di Giza, in Egitto, il solstizio d'estate è un momento magico di grande valenza simbolica. Infatti il "paesaggio sacro" formato dall'orizzonte occidentale e le grandi piramidi di Cheope e Chefren (costruite nella metà del III millennio a.C.) si anima: il Sole tramonta al centro delle due piramidi, facendo così materializzare un particolare simbolo geroglifico: Akhet.

   In egiziano antico Akhet viene tradotto con "orizzonte" o "montagna della luce", ma spesso lo si trova unito ad altri nomi, come "Akhet Khufu", ovvero proprio il nome con il quale si indica per la Grande Piramide. Su questa affascinate storia che lega le più famose piramidi del mondo antico ai cicli celesti il Prof. Giulio Magli del Politecnico di Milano ha scritto un libro molto interessante: Architecture, Astronomy and Sacred Landscape in Ancient Egypt.

La piana di Giza al tramonto del solstizio d'estate materializza il geroglifico Akhet.

   In America si trova un altro luogo legato al solstizio d'estate: Chaco Canyon, sito patrimonio dell'UNESCO, nello stato del New Mexico. Questo luogo grandioso è legato agli Anasazi, gli antenati degli Hopi. Oltre ad aver costruito templi ed edifici domestici (intorno al X secolo d.C.), che sono in qualche modo collegati ai cicli solari e lunari, gli abitanti di Chaco incisero numerosi disegni sulle rocce: i petroglifi.

Alcuni petroglifi di Chaco Canyon.


   Oltre ai petroglifi simbolici esistono dei veri e propri calendari lumi-solari, come per esempio il cosiddetto "petroglifo delle 3 lastre", situato nei pressi della vetta di Fajada Butte, a pochi km a sud-est di Pueblo Bonito. Il petroglifo è composto da due spirali, una piccola e l'altra più grande. Appoggiate su questa roccia con incise le due spirali vi sono 3 grandi lastroni di pietra (alte più di 2 metri e pesanti circa 1 tonnellata), le quali sono state collocate in modo tale da formare due aperture superiori dalle quali può entrare la luce. Entrando da tali aperture i raggi di Sole diventano delle vere e proprie "lame di luce" che incidono sulle spirali formando delle frecce luminose che cambiano posizione lungo il corso dell'anno. Così al solstizio d'estate una freccia di luce compare al centro della spirale maggiore: è il segnale che evidenzia l'inizio della stagione estiva.

Petroglifo delle 3 lastre con le 'frecce luminose' agli equinozi ed ai solstizi. 

   Nel nord Italia vi è un altro luogo dove si trovano dei petroglifi legati ai cicli celesti: la Val Camonica. Questa è una delle valli più estese delle Alpi centrali, nella Lombardia orientale, dove già nel neolitico si stanziò il popolo dei Camuni. Queste genti ci hanno lasciato oltre 300.000 petroglifi, che fanno della Valle Camonica il maggior centro d'arte rupestre di tutta l'Europa. Nel corso degli ultimi decenni gli archeoastronomi hanno scoperto che molti di queste incisioni nella roccia sono strettamente connesse con il movimento apparente del Sole durante l'anno.

Incisioni rupestri della Val Camonica.




   Numerose incisioni circolari sono state infatti interpretate come dischi solari, ma in particolare vi è un petroglifo che è stato identificato come un vero e proprio calendario e si trova sul cosiddetto Capitello dei due Pini o Roccia del Sole, in località Plas, nel comune di Paspardo (provincia di Brescia). Questa particolare incisione è costituita da un cerchio affiancato da altri due più piccoli; dal cerchio principale si dipartono tre fasci di raggi rivolti verso il basso, con andamento verticale quello centrale ed obliqui gli altri due. Questi tre fasci di raggi indicherebbero proprio le tre principali posizioni del Sole durante l'anno, ovvero gli equinozi ed i solstizi. Inoltre al solstizio d'estate, pochi minuti prima del tramonto del Sole, dietro la vetta del Monte Elto (o del Monte Garzeto), la luce va ad illuminare l'incisione a ventiquattro raggi che si trova sulla parte superiore della Roccia del Sole. Questo luogo si configura quindi come un vero e proprio sito di culto, volto all'osservazione del Cielo ed in particolare al "movimento" della nostra stella.

Il Masso di Borno (a sinistra) ed il Capitello dei Due Pini con il petroglifo del Sole evidenziato in bordeaux (a destra).







   Per concludere questo breve 'itinerario dei luoghi del Sosltizio d'Estate' è bene ricordare le magnifiche ierofanie che si possono osservare sull'altopiano dell'Argimusco, non lontano dai borghi messinesi di Montalbano Elicona, Tripi e Novara di Sicilia. Già nello scorso secolo i professori montalbanesi Gaetano Pantano e Giuseppe Todaro avevano osservato le albe ed i tramonti del Sole in numerosi momenti dell'anno, scoprendo diversi allineamenti astronomici. Per esempio al solstizio d'estate si può osservare il sorgere del Sole in prossimità dell'Aquila, la pietra che rappresenta l'emblema dell'intera area rocciosa. Ci sono diversi punti per osservare questo momento, per esempio dai cosiddetti menhir o dalla collina dei guardiani.

L'alba del Sole al solstizio d'estate sul collo dell'Aquila, altipiano dell'Argimusco.


   Ma dall'Argimusco è possibile osservare anche lo splendido cielo notturno, l'altipiano è infatti un luogo lontano dalle aree metropolitane e non soffre dell'inquinamento luminoso. Ciò rende possibile l'osservazione del Cielo in tutto il suo magnifico splendore, restando affascinati dalla visione della Via Lattea e dalle costellazioni.

Il megalite dell'Aquila in un impressionista fotografia notturna che mostra la "strisciata" delle stelle. L'effetto "startrail" evidenzia la rotazione della Terra, e dunque l'allineamento dell'asse terrestre con il polo celeste (nell'emisfero Nord questo "punto" è al momento la stella α Ursae Minoris, nota anche come Polaris (foto di Dario Giannobile).




Commenti